Il silenzio che dovrebbe regnare sovrano tra le fronde dei boschi del Nisseno è sempre più spesso spezzato dal rombo dei motori fuoristrada e dall’eco degli spari, in quella che appare come una sistematica violazione delle leggi a tutela del patrimonio naturale. A lanciare l’allarme su una situazione ormai fuori controllo è un fronte compatto composto dalle principali sigle dell’ambientalismo italiano: Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF hanno deciso di unire le forze per denunciare quella che definiscono una vera e propria offensiva contro la fauna selvatica e il demanio pubblico. Attraverso una nota congiunta indirizzata ai vertici delle istituzioni locali e regionali, dal Corpo Forestale alla Prefettura, fino al Dipartimento Sviluppo Rurale, le associazioni dipingono uno scenario da “far west” all’interno delle aree verdi di proprietà dello Stato nella provincia di Caltanissetta.
Secondo le dettagliate segnalazioni raccolte dagli attivisti, il bracconaggio non è più un fenomeno isolato o sporadico, ma ha assunto i contorni di un’attività organizzata e capillare. I bracconieri si muovono con spregiudicatezza a bordo di pick-up e potenti mezzi fuoristrada, trasformando i sentieri forestali in piste private per raggiungere le zone più impervie e recondite, quelle che dovrebbero garantire rifugio sicuro agli animali. Nel mirino di queste incursioni illegali finiscono principalmente i cinghiali e le beccacce, braccati proprio nei luoghi deputati alla loro protezione e riproduzione. Questa caccia selvaggia è facilitata da una preoccupante assenza di presidi difensivi: i varchi di accesso ai demani risultano spesso spalancati, le recinzioni che dovrebbero delimitare la proprietà pubblica sono state abbattute e la cartellonistica di divieto è assente o divelta, rendendo il territorio vulnerabile a chiunque voglia farne terra di conquista.
La gravità della denuncia risiede non solo nel danno faunistico, ma nella violazione palese della legalità in aree che spesso coincidono con i siti della Rete europea “Natura 2000”. Questi boschi non sono semplici appezzamenti di terreno, ma corridoi ecologici vitali e scrigni di biodiversità che svolgono una funzione pubblica essenziale, agendo come baluardo contro la desertificazione. Le condotte segnalate configurano reati pesanti, che vanno dalla violazione della legge statale sulla caccia e di quella regionale, fino all’invasione di terreni pubblici e all’uso di mezzi non consentiti. Di fronte a questo scempio, le associazioni chiedono un intervento immediato e drastico di prevenzione e repressione, specialmente in questo delicato periodo di fine stagione venatoria, annunciando che i propri volontari continueranno a vigilare per segnalare ogni abuso e tentare di ripristinare la legalità in questi preziosi polmoni verdi.

