La 29enne colpita al volto e tirata per i capelli da una parente che si rifiutava di lasciare la stanza. Forte choc per la professionista che, nonostante tutto, è già tornata al lavoro.
È l’ennesimo, increscioso capitolo di una saga che sembra non avere fine, quella che vede il personale sanitario trasformarsi troppo spesso da figura di cura a bersaglio di una violenza cieca e ingiustificata. Il teatro dell’ultima aggressione è il reparto di Pneumologia dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, dove una giovane infermiera di 29 anni ha pagato a caro prezzo il semplice adempimento del proprio dovere: far rispettare le regole minime di convivenza all’interno di un luogo di cura.
L’episodio si è consumato nei giorni scorsi in un clima di tensione improvvisa. Secondo la ricostruzione dei fatti, tutto è nato da una richiesta legittima e necessaria. L’orario consentito per le visite ai degenti era terminato ormai da oltre mezz’ora, un tempo di tolleranza ampiamente scaduto, quando l’infermiera si è avvicinata alla parente di un paziente invitandola a lasciare la stanza per consentire al personale di procedere con le terapie e garantire il riposo dei malati. Una sollecitazione che avrebbe dovuto incontrare comprensione e che, invece, ha scatenato una reazione furiosa e spropositata.
Dalle parole grosse si è passati in un attimo alla violenza fisica. La donna si è scagliata contro la professionista sanitaria, aggredendola con brutalità: l’ha afferrata per i capelli e le ha graffiato il volto, trasformando la corsia di un ospedale in un ring. Solo l’intervento tempestivo dei colleghi, accorsi richiamati dalle urla, ha permesso di mettere fine all’aggressione e di soccorrere la ventinovenne, visibilmente scossa e sotto choc per l’accaduto.
Nonostante il trauma fisico e soprattutto psicologico di essere stata aggredita nel luogo dove ogni giorno si dedica agli altri, l’infermiera ha dimostrato un encomiabile spirito di servizio e di resilienza. Dopo le cure del caso e un breve periodo per smaltire lo spavento, la giovane è già rientrata in servizio, tornando al suo posto in reparto. Resta però l’amarezza per un fenomeno, quello delle aggressioni ai camici bianchi, che a Caltanissetta come nel resto d’Italia richiede una riflessione urgente sulla sicurezza di chi lavora per la salute pubblica.

