Nuova direttiva al Vittorio Emanuele: la sicurezza confinata in sala d’attesa. Timori per il sovraffollamento da influenza.
Cambiano le regole d’ingaggio per la sicurezza all’ospedale “Vittorio Emanuele” di Gela, e la novità porta con sé un’ondata di malumori e perplessità tra gli addetti ai lavori. Una recente direttiva ha infatti ridisegnato i confini operativi delle guardie giurate in servizio presso il presidio di Caposoprano: da ora in poi, stop alla presenza fisica all’interno della corsia operativa del Pronto Soccorso. I vigilantes dovranno limitare il loro stazionamento esclusivamente alla sala d’attesa, senza poter pattugliare l’area interna dove vengono prestati i soccorsi medici. La decisione riguarda direttamente il personale della società “New Guard”, incaricata del servizio di vigilanza, che si trova adesso a dover garantire l’ordine con un raggio d’azione limitato.
La scelta appare in controtendenza rispetto al momento particolarmente delicato che sta vivendo la struttura sanitaria. Il provvedimento arriva infatti nel pieno dell’emergenza invernale, con un Pronto Soccorso sotto pressione a causa della massiccia diffusione del ceppo influenzale. La soglia degli accessi è in netto aumento e il sovraffollamento dei locali rende il clima spesso teso. Storicamente, la presenza visibile della divisa anche all’interno dei box visita e nei corridoi interni ha funto da deterrente per prevenire aggressioni o gestire le escandescenze di pazienti e parenti esasperati dalle lunghe attese. Il timore diffuso tra gli operatori è che allontanare la vigilanza dall’area “calda” delle cure possa esporre medici e infermieri a maggiori rischi proprio nel momento di massimo stress lavorativo.
La situazione è in rapida evoluzione e ha reso necessario un chiarimento immediato. Secondo le indiscrezioni, già nella giornata di domani dovrebbe tenersi un incontro risolutore tra i rappresentanti della società di vigilanza e il management del nosocomio di Caposoprano. L’obiettivo del vertice sarà discutere la ratio della nuova direttiva e valutare le possibili ripercussioni sulla sicurezza del personale sanitario e dell’utenza. In attesa dell’esito del confronto, le guardie giurate restano “alla porta”, costrette a vigilare dall’esterno mentre all’interno la pressione sui sanitari continua a salire.

